Al mercatino dell’usato

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Ma quanto è rilassante andare al mercatino dell’usato? È una cosa che io adoro vivamente fare (la mia ragazza un po’ meno!), per fortuna dalle mie parti ce ne sono molti fissi e molti a cadenza mensile, per esempio ogni primo sabato del mese o qualcosa di simile.

Ieri ne ho scovato un altro che non avevo mai visto, non sembra essere neppure troppo nuovo quindi chissà da quanto tempo se ne stava lì in attesa che lo scoprissi. Era pieno di cose nascoste ovunque, oggettini per la casa molto carini – ma devo ammetterlo, anche molte cose davvero orribili che non so chi potrebbe comprare, non le terrei neppure se me le regalassero!

Comunque, il negozio aveva un ampio assortimento di macchine fotografiche e obiettivi abbastanza vintage: la fotografia è una mia immensa passione, per cui non ho saputo resistere. Costavano veramente due lire ed erano pezzi unici, il signore del negozio mi ha detto che un suo cliente ha potuto utilizzare uno di quegli obiettivi con una macchina recente. Mi sembra molto strano, ma comunque, anche senza quest’affermazione, l’avrei presa ugualmente.

La mia ragazza, invece, pur non apprezzando i mercatini dell’usato, trova sempre qualcosa da comprare: mentre stavo guardando i libri e facendo un pensierino per acquistare la collezione completa di racconti di Agatha Christie, mi sono sentito chiamare. “Guarda! Questo è uno dei migliori tapis roulant, è praticamente nuovo e costa la metà di quanto costerebbe in negozio. Se lo prendo come ce lo portiamo a casa?”.

Una domanda da 10 e lode, una risposta da zero spaccato. Indovinate chi ha dovuto faticare come uno schiavo per infilare quel treadmill nell’auto?! Ma tanto lo sapevo, finisce sempre così: per portarmi via macchina fotografica, obiettivi e raccolta di libri ho dovuto trovare le soluzioni più assurde, come infilare gran parte dei libri sotto ai sedili e la macchina fotografica appesa al tapis roulant.

Genitori si diventa

genitori

Sono un padre molto imbranato che si è trovato ad esserlo senza riuscire a rendersene propriamente conto. Intendo dire che sì, volevo un figlio con la mia compagna, ma non pensavo che 9 mesi potessero passare così tanto in fretta.

Da “tesoro sono incinta” a “oddio è iniziato il travaglio”, da “arrediamo la cameretta per il piccolo” a “no, serve un passeggino leggero”. Tutto ciò è successo veramente in un lasso di tempo che mi sembra molto più contenuto rispetto a quello che è stato effettivamente.

Ogni tanto, com’è giusto che sia, rimango solo io col piccoletto, la mia compagna si merita delle coccole come la visita dal parrucchiere o dall’estetista, cavoli è stata bravissima durante il parto e per tutta la gravidanza, si merita tutti i trattamenti che vuole e di cui ha bisogno. Inizialmente era restia, non voleva separarsi dal piccolo né voleva dare a me tutta la responsabilità, ma le ho fatto notare che lei ha sempre tutta la responsabilità del bambino quando io non sono a casa o quando sono a lavoro.

Comunque sì, è difficile fare il genitore. Ieri, per esempio, non riuscivo a far partire lo scaldabiberon e mio figlio (suona ancora strano dire questa parola) iniziava a innervosirsi. Preso dal panico e senza apparenti vie d’uscita, ho deciso di prendere un pentolino d’acqua e scaldarlo come si faceva un tempo.

Quando è tornata la mia compagna mi ha chiesto che avessi combinato, le ho spiegato tutto e lei si è messa a ridere, spiegandomi che mi aveva dato appositamente il biberon da microonde per evitare che succedesse ciò che poi alla fine è successo comunque.

Non intendo sottolineare, poi, le manovre assurde che faccio per cambiare il pannolino al bimbo, quando mi trovo in quella situazione mi chiedo sempre come sia possibile che una donna sappia sempre cosa fare e come farlo nel modo giusto, mentre un uomo come me si trova in queste situazioni delirio.

Perché i vip sono importanti?!

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Ora io non vorrei dire niente, però mi sono sempre chiesto perché, a una persona, dovrebbe interessare quello che fa un’altra persona durante tutti i giorni, nella vita quotidiana, quando fa la spesa, cosa mangia. A me non interessa, per nulla.

Il fatto che un vip mi racconti come vive, cosa mi dovrebbe cambiare? Intendo dire che, vip o non vip, ognuno nella propria vita fa le cose normali. Tutti ci alziamo, ci laviamo i denti, prendiamo il caffè o facciamo colazione in generale. Tutti dobbiamo mangiare: i più fortunati andranno al ristorante a pranzo e a cena, probabilmente, e si potranno permettere i migliori piatti preparati dai migliori chef. Io se vado al ristorante una volta al mese è per pura casualità: capita di trovarsi in giro con gli amici, fare tardi e rimanere a mangiare fuori tutti insieme. Basta, finisce qua.

Se sono a casa cucino, come cucina chi legge queste parole, come cucina il vip. A me di sapere che Belen ha comprato la friggitrice senza olio interessa davvero poco, anche perché potrei comprarla adesso anche io. Fare la stessa cosa che fa un vip non mi renderà vip, purtroppo!

Dico purtroppo per un mero aspetto economico, non sono mai stato interessato alla fama né all’esibizionismo forzato, sono un po’ un lupo solitario che preferisce una birra al pub anziché una serata in discoteca.

Riflettendo, poi, i vip sono importanti non tanto per la gente che li osserva, piuttosto sono importanti per i vip stessi: pensateci, Belen compra la friggitrice, un giornale fa un articolo e Belen acquisisce molti più fan. È geniale! Se io racconto di aver comprato un ferro da stiro nuovo, di fan in più, non ne ho nessuno, eppure sono la stessa azione compiuta da due individui di una stessa specie!

Fare la guardia in un centro commerciale

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Non tutti sanno come sia il mio lavoro: sono una guardia di sicurezza in un centro commerciale della mia città, sto all’ingresso a controllare le borse dei clienti e a verificare che sia tutto in ordine. In realtà, per quanto possa sembrare un lavoro estremamente cool, se devo essere onesto faccio ben poco: tutto il giorno impacchetto borse, buste e sacchetti della spesa dei visitatori del centro commerciale. Basta, finisce qui il mio lavoro e finiscono qui le mie mansioni.

Me ne sto in piedi per otto ore, imbellettato in uniforme o in giacca e cravatta, in stile bodyguard, con un auricolare nell’orecchio e il telefono in tasca. Non posso neppure controllarlo né perdere la concentrazione, devo tenere gli occhi fissi sull’ingresso e aspettare.

Solo che, ogni tanto, capitano cose divertenti. Il primo periodo che lavoravo in questa nuova sede, alcune persone mi rispondevano in una maniera buffa: Scusi signora… e la signora prontamente mi diceva un no, grazie non m’interessa. Il volto di stupore e imbarazzo conseguente alla spiegazione è sempre imbattibile: una pioggia di scuse e una disponibilità a collaborare, impacchettandosi le buste da impacchettare da soli per cercare di sdebitarmi.

Il top l’ho raggiunto con una signora piuttosto anziana. Era con suo marito, probabilmente ancor più anziano di lei, e giravano per il centro commerciale con il volantino delle offerte in mano: si guardavano intorno un po’ spaesati, un po’ incuriositi, era evidente che cercassero qualcosa. Vedendomi che li osservavo, la signora ha fatto un balzo verso di me con la faccia gioiosa e piena zeppa di speranza. Menomale c’è qualcuno del centro commerciale, non sapevo più a chi chiedere. Mi sa dire dove i sono i materassi in offerta? Non sapevo cosa fare. Non volevo mortificarla facendole notare l’errore, né volevo rischiare di farmi licenziare dato che un paio di persone erano entrate con delle buste che io non avevo sigillato.

Purtroppo però non sapevo la risposta, mi sono limitato a indirizzarla al box informazioni all’ingresso dove le hanno detto tutto quel che voleva sapere.

Diario di bordo di una pigra cronica 

Se esistesse un inferno dantesco, il girone degli accidiosi sarebbe il mio. Se c’è una cosa che vorrei cambiare radicalmente della mia persona è la pigrizia, odio essere pigra ma essendo pigra odio dover fare qualcosa per cambiare questa condizione.

Intendiamoci, io riesco a trascorrere intere giornate a non fare assolutamente nulla, a scrollare la home di Facebook o a guardare video su Youtube assolutamente inutili. Il problema è che, pur essendo pigra, ho un senso del dovere abbastanza marcato e so che sembra un ossimoro; se ho qualcosa da fare, un appuntamento per esempio, voglio essere pronta ore prima per essere certa di arrivare in tempo.

Se ho delle consegne da fare, per il mio piccolo eshop online, voglio farle subito per non rischiare di avere intoppi di qualunque tipo che potrebbero portarmi a ritardare. Eppure sono una di quelle pigrone da competizione!

Un tempo non ero così, ero molto più attiva, sempre in movimento e con mille cose per la testa, addirittura facevo dello sport e anche in abbondanza. Ora ho comprato una cyclette ellittica che è diventato il mio secondo guardaroba, dato che la utilizzo per appenderci gli abiti da mettermi o che mi sono appena tolta.

La sera, ogni tanto, la osservo e penso che A) sia stato un immenso dispendio inutile di denaro; B) in realtà sarebbe stato un ottimo investimento per la mia forma fisica, se solo mi fossi mai decisa a utilizzarla.

Esistono interventi chirurgici per cambiare praticamente qualsiasi cosa dell’aspetto fisico, ma per ritoccare la pigrizia non esiste nulla? Che qualcuno inventi un medicinale, una cura, una preghiera, qualsiasi cosa. L’importante è che non richieda un dispendio di energie troppo alto, altrimenti tutti i pigroni come me la ignorerebbero, ovviamente, anziché adottarla.

Scienziati all’ascolto, divinità, maghi o streghe: a nome di tutti i pigri del mondo, inventateci una cura!

Non riuscire a svegliarsi è deleterio

Giro per casa tutto assonnato.
È mattina presto. Ma oggi non ho forze neanche dopo aver dormito.
Sembro uno zombie che fa la spola tra camera e cucina, tra cucina e camera.
Neanche dopo essere andato in cucina ed aver fatto colazione con cappuccino e brioche riesco a rialzarmi, a ritornare in forze.
Sono proprio sgonfio. È una di quelle mattine in cui non hai voglia di fare nulla.
Poi fuori piove pure, ancora (è da stanotte che piove) e di certo così è ancora più dura svegliarsi definitivamente.
Però in qualche modo devo fare. In qualche modo devo ritrovare un poco di energia in me.

Dopo l’ennesima camminata da zombie in giro per casa, vado in camera a prendere i vestiti.
Magari una doccia al volo è quel che ci serve.
Vado tutto ciondolante in bagno e mi faccio una doccia veloce. Se ci avessi messo troppo tempo, sarei arrivato tardi al lavoro.

Niente, non è servita neanche la doccia, sono ancora assonnato.

Finisco di asciugarmi e mi vesto con la lentezza assurda di una lumaca.
Mi lavo i denti.

Non ci credo! Non è possibile! Sto per uscire di casa e ancora ho gli occhi sbarrati, ancora non mi si aprono come dovrebbero, ancora ho sonno e barcollo per casa.

Torno in camera mia per prendere le ultime cose. Le avevo preparate ieri sera in maniera tale che potessi essere pronto subito stamattina. E così sarebbe stato se non mi ritrovassi ora in questa strana situazione.
Mi è già capitato di non riuscire a svegliarmi, ma mai per così tanto tempo.

Mi siedo un attimo sulla sedia della scrivania per stiracchiarmi un poco. Magari scrocchiando un po’ le ossa e portando a termine lo stiracchiamento il fisico capisce che è ora di alzarsi.
Allora procedo. Mi stiro. Faccio un respiro profondo… Niente! Niente di niente.

Vabbè, stamattina va così.
Vado nella camera dove ci sono tutti gli attrezzi di casa e gli elettrodomestici per la cura della casa stessa, del proprio guardaroba e di se stessi. Cìè anche la boccetta del mio buon profumo.

Entro in questa camera e davanti a me, appoggiato sul mobile, in carica, trovo il mio nemico per eccellezza. L’epilatore di mia sorella!
Il ricordo di quando l’ho usato mosso da insana curiosità si fa vivo in me.
Sobbalzo.
Mi desto.
Mi sono svegliato! Stavolta questo attrezzo malefico mi è stato utile.

Ora sono tornato attivo.

E chi la sa spiegare una cosa del genere?

Meglio uscire, o altrimenti faccio tardi.

Borsa fasciatoio per essere organizzati

Una borsa fasciatoio entra in gioco quando una famiglia decide, magari, di fare una bella gita in bosco o in campagna, in una bella città, a casa dei nonni. Questo accessorio è indispensabile nel corredo del piccolo perché consente di portare con sé tutto l’occorrente per la cura di un bambino, sia per quanto riguarda il cambio che la pappa. Questi prodotti sono pensati per garantire ai genitori la giusta tranquillità, per questo motivo vengono forniti di appositi ganci da appendere al passeggino, tracolle per renderli vere e proprie borse oppure manici pratici e resistenti.

Al loro interno nascondono una buona quantità di tasche, taschine, zip e scomparti per consentire di puntare a un’organizzazione impeccabile, che consenta di intervenire in caso di necessità. Tra le cose più interessanti delle borse fasciatoio troviamo lo scompartimento dedicato al biberon, in modo che possa stare verticale senza il rischio di perdere liquido e che sia sempre a portata di mano.

A seconda della quantità di cose da dover portare con sé, esistono modelli di borse fasciatoio più o meno capienti, ci sono prodotti pensati addirittura per chi ha dei gemelli. Sono generalmente extralarge, con moltissime zip e tasche in più, ma allo stesso tempo risultano facili da trasportare e non troppo ingombranti.

Per quanto riguarda la borsa fasciatoio da viaggio, si tratta di un modello pensato per spostamenti particolarmente lunghi. Generalmente è più capiente rispetto a una borsa normale, perché ha al suo interno anche un vero e proprio fasciatoio portatile rigido e removibile, simile a quello di casa.

Tra le cose che non possono mancare nelle borse fasciatoio troviamo, ovviamente, i pannolini: se ne possono portare molti, sufficienti per una giornata intera (a seconda della capienza della borsa, ovviamente, questo parametro cambia). Ci sono taschine pensate per il ciuccio e il biberon, per i giochi, per gli indumenti di ricambio in caso di necessità. In particolare è sempre bene portarsi dietro maglioncini e abbigliamento adatto alla stagione, specialmente in primavera e autunno quando il clima è molto ballerino; d’estate, invece, è sempre bene avere con sé un buon repellente naturale per zanzare e insetti, per proteggere il bambino.

Le borse fasciatoio sono molto importanti ed è sempre bene uscire di casa con tutto l’occorrente ben organizzato e facile da trovare immediatamente in caso di bisogno. A seconda delle proprie abitudini è bene scegliere il modello della grandezza più idonea, per esempio se abbiamo bisogno di un “contenitore” di tutto il necessario per il piccolo, solo per andare a fare la spesa e per un po’ di shopping, sarà sufficiente una semplice borsa standard. Al contrario se tendiamo a viaggiare spesso, magari per un intero week end fuori, è meglio portare con sé una buona borsa da viaggio con fasciatoio integrato, per stare certi di poter intervenire in ogni caso. Le principali marche dedicate all’infanzia propongono molti modelli di borse fasciatoio a prezzi estremamente accessibili.

Ho fatto un brutto sogno

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Stanotte ho fatto un sogno di quelli pesanti. Un incubo, più che un sogno.
Me lo ricordo ancora bene.
Non so cosa mi ha frullato in testa, nell’inconscio che determina i sogni.

Mi trovavo praticamente ad osservare un albergo bruciato e distrutto da un grande incendio divampato due o tre giorni prima.
Lo guardavo partendo dall’alto fino al basso, e partendo dal basso fino in cima. Lo guardavo nella sua totale maestosità decadente.
Ero lì con la mia videocamera professionale perché ero deciso ad entrare per documentare la fine della vita dopo un disastro di un luogo che è sempre stato colmo di vita.
Volevo documentare i resti tangibili, segni di vite passate lì dentro.
Fortunatamente l’incendio divampato due o tre giorni fa non ha provocato vittime. Solo qualche intossicato. Ma la gente e il personale sono stati evacuati in fretta e furia, quindi qualche oggetto della loro presenza lo devono aver sicuramente lasciato nelle stanze bruciate.

Nel sogno che ho fatto mi vedo varcare il portone abbattuto. La stranezza del sogno ha voluto che non ci fossero controlli per bloccare ogni tipo di accesso.
Dunque ho acceso la videocamera e sono entrato. La puzza di bruciato e di fumo era ancora forte. Però stranamente si riusciva a respirare.
Mi sono addentrato un po’ nella hall.
Ho cominciato a sentire degli strani rumori e cigolii. Rumori di assestamento probabilmente. O pezzi di strutture che cadono. Non saprei. So solo che ho iniziato un po’ a tremare. Nel sogno tremavo di sicuro.
Ho continuato però a riprendere e ad addentrarmi ancora di più nell’albergo. Nel sogno mi ha contraddistinto un coraggio che nella realtà, forse, non avrei mai avuto. Ma probabilmente nella realtà non mi sarebbe mai venuto in mente di entrare in un albergo abbandonato e bruciato.

Ho proseguito nell’esplorazione della struttura salendo le scale che dalla hall portavano al primo piano.
L’oscurità ha cominciato ad avvolgermi sempre di più.
Il corridoio del primo piano che avevo davanti si estendeva in lunghezza. Le pareti e la moquette bruciata venivano illuminati di tanto in tanto da sfuggenti fari delle automobili che passano sulla strada sottostante.
Ho cominciato a muovere i primi passi lungo il corridoio sempre con la mia videocamera accesa.
Sono entrato sulla prima stanza a destra. Sulla sinistra c’erano solo finestre che davano sul cortile e sulla strada.
Nella prima stanza ho trovato un pettine caduto a terra probabilmente nella concitazione della fuga, vestiti bruciati distesi sul letto e un armadio di legno ancora fumante.
Sono uscito e sono entrato nella stanza successiva. C’era l’anta di un armadio bruciato a terra. Ho aperto poi la porta del bagno. Nessuna testimonianza di presenze umane.
Sono poi ritornato indietro. Ho aperto la porta della stanza per tornare nel corridoio e ho visto qualcosa sfrecciare ai miei piedi.
Mi è preso un colpo!
Mi sono accorto poi che era solo un robot aspirapolvere impazzito, ancora stranamente funzionante.
Poi mi sono svegliato di soprassalto.

Dovrei mangiare di meno a cena.