Mese: Settembre 2015

Genitori si diventa

Sono un padre molto imbranato che si è trovato ad esserlo senza riuscire a rendersene propriamente conto. Intendo dire che sì, volevo un figlio con la mia compagna, ma non pensavo che 9 mesi potessero passare così tanto in fretta.

Da “tesoro sono incinta” a “oddio è iniziato il travaglio”, da “arrediamo la cameretta per il piccolo” a “no, serve un passeggino leggero”. Tutto ciò è successo veramente in un lasso di tempo che mi sembra molto più contenuto rispetto a quello che è stato effettivamente.

Ogni tanto, com’è giusto che sia, rimango solo io col piccoletto, la mia compagna si merita delle coccole come la visita dal parrucchiere o dall’estetista, cavoli è stata bravissima durante il parto e per tutta la gravidanza, si merita tutti i trattamenti che vuole e di cui ha bisogno. Inizialmente era restia, non voleva separarsi dal piccolo né voleva dare a me tutta la responsabilità, ma le ho fatto notare che lei ha sempre tutta la responsabilità del bambino quando io non sono a casa o quando sono a lavoro.

Comunque sì, è difficile fare il genitore. Ieri, per esempio, non riuscivo a far partire lo scaldabiberon e mio figlio (suona ancora strano dire questa parola) iniziava a innervosirsi. Preso dal panico e senza apparenti vie d’uscita, ho deciso di prendere un pentolino d’acqua e scaldarlo come si faceva un tempo.

Quando è tornata la mia compagna mi ha chiesto che avessi combinato, le ho spiegato tutto e lei si è messa a ridere, spiegandomi che mi aveva dato appositamente il biberon da microonde per evitare che succedesse ciò che poi alla fine è successo comunque.

Non intendo sottolineare, poi, le manovre assurde che faccio per cambiare il pannolino al bimbo, quando mi trovo in quella situazione mi chiedo sempre come sia possibile che una donna sappia sempre cosa fare e come farlo nel modo giusto, mentre un uomo come me si trova in queste situazioni delirio.

Perché i vip sono importanti?!

Ora io non vorrei dire niente, però mi sono sempre chiesto perché, a una persona, dovrebbe interessare quello che fa un’altra persona durante tutti i giorni, nella vita quotidiana, quando fa la spesa, cosa mangia. A me non interessa, per nulla.

Il fatto che un vip mi racconti come vive, cosa mi dovrebbe cambiare? Intendo dire che, vip o non vip, ognuno nella propria vita fa le cose normali. Tutti ci alziamo, ci laviamo i denti, prendiamo il caffè o facciamo colazione in generale. Tutti dobbiamo mangiare: i più fortunati andranno al ristorante a pranzo e a cena, probabilmente, e si potranno permettere i migliori piatti preparati dai migliori chef. Io se vado al ristorante una volta al mese è per pura casualità: capita di trovarsi in giro con gli amici, fare tardi e rimanere a mangiare fuori tutti insieme. Basta, finisce qua.

Se sono a casa cucino, come cucina chi legge queste parole, come cucina il vip. A me di sapere che Belen ha comprato la friggitrice senza olio interessa davvero poco, anche perché potrei comprarla adesso anche io. Fare la stessa cosa che fa un vip non mi renderà vip, purtroppo!

Dico purtroppo per un mero aspetto economico, non sono mai stato interessato alla fama né all’esibizionismo forzato, sono un po’ un lupo solitario che preferisce una birra al pub anziché una serata in discoteca.

Riflettendo, poi, i vip sono importanti non tanto per la gente che li osserva, piuttosto sono importanti per i vip stessi: pensateci, Belen compra la friggitrice, un giornale fa un articolo e Belen acquisisce molti più fan. È geniale! Se io racconto di aver comprato un ferro da stiro nuovo, di fan in più, non ne ho nessuno, eppure sono la stessa azione compiuta da due individui di una stessa specie!

Fare la guardia in un centro commerciale

Non tutti sanno come sia il mio lavoro: sono una guardia di sicurezza in un centro commerciale della mia città, sto all’ingresso a controllare le borse dei clienti e a verificare che sia tutto in ordine. In realtà, per quanto possa sembrare un lavoro estremamente cool, se devo essere onesto faccio ben poco: tutto il giorno impacchetto borse, buste e sacchetti della spesa dei visitatori del centro commerciale. Basta, finisce qui il mio lavoro e finiscono qui le mie mansioni.

Me ne sto in piedi per otto ore, imbellettato in uniforme o in giacca e cravatta, in stile bodyguard, con un auricolare nell’orecchio e il telefono in tasca. Non posso neppure controllarlo né perdere la concentrazione, devo tenere gli occhi fissi sull’ingresso e aspettare.

Solo che, ogni tanto, capitano cose divertenti. Il primo periodo che lavoravo in questa nuova sede, alcune persone mi rispondevano in una maniera buffa: Scusi signora… e la signora prontamente mi diceva un no, grazie non m’interessa. Il volto di stupore e imbarazzo conseguente alla spiegazione è sempre imbattibile: una pioggia di scuse e una disponibilità a collaborare, impacchettandosi le buste da impacchettare da soli per cercare di sdebitarmi.

Il top l’ho raggiunto con una signora piuttosto anziana. Era con suo marito, probabilmente ancor più anziano di lei, e giravano per il centro commerciale con il volantino delle offerte in mano: si guardavano intorno un po’ spaesati, un po’ incuriositi, era evidente che cercassero qualcosa. Vedendomi che li osservavo, la signora ha fatto un balzo verso di me con la faccia gioiosa e piena zeppa di speranza. Menomale c’è qualcuno del centro commerciale, non sapevo più a chi chiedere. Mi sa dire dove i sono i materassi migliori in memory foam? Non sapevo cosa fare. Non volevo mortificarla facendole notare l’errore, né volevo rischiare di farmi licenziare dato che un paio di persone erano entrate con delle buste che io non avevo sigillato.

Purtroppo però non sapevo la risposta, mi sono limitato a indirizzarla al box informazioni all’ingresso dove le hanno detto tutto quel che voleva sapere.