Ho fatto un brutto sogno

Stanotte ho fatto un sogno di quelli pesanti. Un incubo, più che un sogno.
Me lo ricordo ancora bene.
Non so cosa mi ha frullato in testa, nell’inconscio che determina i sogni.

Mi trovavo praticamente ad osservare un albergo bruciato e distrutto da un grande incendio divampato due o tre giorni prima.
Lo guardavo partendo dall’alto fino al basso, e partendo dal basso fino in cima. Lo guardavo nella sua totale maestosità decadente.
Ero lì con la mia videocamera professionale perché ero deciso ad entrare per documentare la fine della vita dopo un disastro di un luogo che è sempre stato colmo di vita.
Volevo documentare i resti tangibili, segni di vite passate lì dentro.
Fortunatamente l’incendio divampato due o tre giorni fa non ha provocato vittime. Solo qualche intossicato. Ma la gente e il personale sono stati evacuati in fretta e furia, quindi qualche oggetto della loro presenza lo devono aver sicuramente lasciato nelle stanze bruciate.

Nel sogno che ho fatto mi vedo varcare il portone abbattuto. La stranezza del sogno ha voluto che non ci fossero controlli per bloccare ogni tipo di accesso.
Dunque ho acceso la videocamera e sono entrato. La puzza di bruciato e di fumo era ancora forte. Però stranamente si riusciva a respirare.
Mi sono addentrato un po’ nella hall.
Ho cominciato a sentire degli strani rumori e cigolii. Rumori di assestamento probabilmente. O pezzi di strutture che cadono. Non saprei. So solo che ho iniziato un po’ a tremare. Nel sogno tremavo di sicuro.
Ho continuato però a riprendere e ad addentrarmi ancora di più nell’albergo. Nel sogno mi ha contraddistinto un coraggio che nella realtà, forse, non avrei mai avuto. Ma probabilmente nella realtà non mi sarebbe mai venuto in mente di entrare in un albergo abbandonato e bruciato.

Ho proseguito nell’esplorazione della struttura salendo le scale che dalla hall portavano al primo piano.
L’oscurità ha cominciato ad avvolgermi sempre di più.
Il corridoio del primo piano che avevo davanti si estendeva in lunghezza. Le pareti e la moquette bruciata venivano illuminati di tanto in tanto da sfuggenti fari delle automobili che passano sulla strada sottostante.
Ho cominciato a muovere i primi passi lungo il corridoio sempre con la mia videocamera accesa.
Sono entrato sulla prima stanza a destra. Sulla sinistra c’erano solo finestre che davano sul cortile e sulla strada.
Nella prima stanza ho trovato un pettine caduto a terra probabilmente nella concitazione della fuga, vestiti bruciati distesi sul letto e un armadio di legno ancora fumante.
Sono uscito e sono entrato nella stanza successiva. C’era l’anta di un armadio bruciato a terra. Ho aperto poi la porta del bagno. Nessuna testimonianza di presenze umane.
Sono poi ritornato indietro. Ho aperto la porta della stanza per tornare nel corridoio e ho visto qualcosa sfrecciare ai miei piedi.
Mi è preso un colpo!
Mi sono accorto poi che era solo un robot aspirapolvere impazzito, ancora stranamente funzionante.
Poi mi sono svegliato di soprassalto.

Dovrei mangiare di meno a cena.

Enrico

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