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Quanta fatica per montare la staffa per la tv

I televisori lcd hanno determinato una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda il mondo della tv non solo perché garantiscono una qualità dell’immagine davvero spettacolare ma anche perché consentono una significativa riduzione dell’ingombro grazie all’eliminazione del  tubo catodico.

I nuovi televisori, quindi, sempre più leggeri e sottili, si prestano bene ad essere appesi al muro delle nostre case, diventando quasi dei bellissimi oggetti di arredo capaci di abbellire le pareti di una stanza. Per farlo si usano delle apposite staffe capaci di reggere gli apparecchi al muro. Ieri finalmente mi sono deciso a comprarne una per la mia tv.

La scelta…

Devo dire che non è stata facile, ho dovuto leggere alcune guide per capire quale fosse la staffa tv più adatta alle mie esigenze. Leggendo queste guide, ho scoperto che  la maggior parte delle aziende che producono televisori mettono a disposizione anche le staffe per ogni tipo di modello. Infine, staffe universali che possono essere utilizzate per ogni marca di tv ma anche in questo caso orientarsi non è stato semplice.

Tecnicamente l’indicatore utile per una scelta efficace è il cosidetto standard VESA che indica la distanza dei fori posti sul retro dell’apparecchio che servono per fissare la tv alla staffa. La misura VESA è generalmente indicata nel libretto delle istruzioni del televisore e dovranno essere comunicate al rivenditore quando andrete ad acquistare il kit di supporto.

Alla fine ho scelto un modello universale con braccio mobile, così avrei potuto anche girare la tv se avessi avuto necessità.

Il montaggio…

Questa è stata la parte sicuramente più divertente, per montare la staffa o utilizzato un trapano, un metro, una matita ed una livella. Tutti attrezzi che uso abitualmente e che non ho dovuto comprare, li avevo già 😉

Un attrezzo che non avevo ma che sarebbe sicuramente stato sicuramente utile per misurare tutti gli spostamenti era un bracciale contapassi… Sono molto disordinato, quindi, prendere di volta in volta i vari attrezzi è stato come percorrere una maratona 😀

La staffa che ho acquistato si è presentata in due pezzi: uno che viene fissato al muro e un altro che viene montato sul retro del televisore. Alla fine in circa 40 minuti sono riuscito a montare la staffa che, ad ora, è ancora saldamente attaccata al muro.

Al mercatino dell’usato

Ma quanto è rilassante andare al mercatino dell’usato? È una cosa che io adoro vivamente fare (la mia ragazza un po’ meno!), per fortuna dalle mie parti ce ne sono molti fissi e molti a cadenza mensile, per esempio ogni primo sabato del mese o qualcosa di simile.

Ieri ne ho scovato un altro che non avevo mai visto, non sembra essere neppure troppo nuovo quindi chissà da quanto tempo se ne stava lì in attesa che lo scoprissi. Era pieno di cose nascoste ovunque, oggettini per la casa molto carini – ma devo ammetterlo, anche molte cose davvero orribili che non so chi potrebbe comprare, non le terrei neppure se me le regalassero!

Comunque, il negozio aveva un ampio assortimento di macchine fotografiche e obiettivi abbastanza vintage: la fotografia è una mia immensa passione, per cui non ho saputo resistere. Costavano veramente due lire ed erano pezzi unici, il signore del negozio mi ha detto che un suo cliente ha potuto utilizzare uno di quegli obiettivi con una macchina recente. Mi sembra molto strano, ma comunque, anche senza quest’affermazione, l’avrei presa ugualmente.

La mia ragazza, invece, pur non apprezzando i mercatini dell’usato, trova sempre qualcosa da comprare: mentre stavo guardando i libri e facendo un pensierino per acquistare la collezione completa di racconti di Agatha Christie, mi sono sentito chiamare. “Guarda! Questo è uno dei miglior tapis roulant, è praticamente nuovo e costa la metà di quanto costerebbe in negozio. Se lo prendo come ce lo portiamo a casa?”.

Una domanda da 10 e lode, una risposta da zero spaccato. Indovinate chi ha dovuto faticare come uno schiavo per infilare quel treadmill nell’auto?! Ma tanto lo sapevo, finisce sempre così: per portarmi via macchina fotografica, obiettivi e raccolta di libri ho dovuto trovare le soluzioni più assurde, come infilare gran parte dei libri sotto ai sedili e la macchina fotografica appesa al tapis roulant.

Perché i vip sono importanti?!

Ora io non vorrei dire niente, però mi sono sempre chiesto perché, a una persona, dovrebbe interessare quello che fa un’altra persona durante tutti i giorni, nella vita quotidiana, quando fa la spesa, cosa mangia. A me non interessa, per nulla.

Il fatto che un vip mi racconti come vive, cosa mi dovrebbe cambiare? Intendo dire che, vip o non vip, ognuno nella propria vita fa le cose normali. Tutti ci alziamo, ci laviamo i denti, prendiamo il caffè o facciamo colazione in generale. Tutti dobbiamo mangiare: i più fortunati andranno al ristorante a pranzo e a cena, probabilmente, e si potranno permettere i migliori piatti preparati dai migliori chef. Io se vado al ristorante una volta al mese è per pura casualità: capita di trovarsi in giro con gli amici, fare tardi e rimanere a mangiare fuori tutti insieme. Basta, finisce qua.

Se sono a casa cucino, come cucina chi legge queste parole, come cucina il vip. A me di sapere che Belen ha comprato la friggitrice senza olio interessa davvero poco, anche perché potrei comprarla adesso anche io. Fare la stessa cosa che fa un vip non mi renderà vip, purtroppo!

Dico purtroppo per un mero aspetto economico, non sono mai stato interessato alla fama né all’esibizionismo forzato, sono un po’ un lupo solitario che preferisce una birra al pub anziché una serata in discoteca.

Riflettendo, poi, i vip sono importanti non tanto per la gente che li osserva, piuttosto sono importanti per i vip stessi: pensateci, Belen compra la friggitrice, un giornale fa un articolo e Belen acquisisce molti più fan. È geniale! Se io racconto di aver comprato un ferro da stiro nuovo, di fan in più, non ne ho nessuno, eppure sono la stessa azione compiuta da due individui di una stessa specie!

Fare la guardia in un centro commerciale

Non tutti sanno come sia il mio lavoro: sono una guardia di sicurezza in un centro commerciale della mia città, sto all’ingresso a controllare le borse dei clienti e a verificare che sia tutto in ordine. In realtà, per quanto possa sembrare un lavoro estremamente cool, se devo essere onesto faccio ben poco: tutto il giorno impacchetto borse, buste e sacchetti della spesa dei visitatori del centro commerciale. Basta, finisce qui il mio lavoro e finiscono qui le mie mansioni.

Me ne sto in piedi per otto ore, imbellettato in uniforme o in giacca e cravatta, in stile bodyguard, con un auricolare nell’orecchio e il telefono in tasca. Non posso neppure controllarlo né perdere la concentrazione, devo tenere gli occhi fissi sull’ingresso e aspettare.

Solo che, ogni tanto, capitano cose divertenti. Il primo periodo che lavoravo in questa nuova sede, alcune persone mi rispondevano in una maniera buffa: Scusi signora… e la signora prontamente mi diceva un no, grazie non m’interessa. Il volto di stupore e imbarazzo conseguente alla spiegazione è sempre imbattibile: una pioggia di scuse e una disponibilità a collaborare, impacchettandosi le buste da impacchettare da soli per cercare di sdebitarmi.

Il top l’ho raggiunto con una signora piuttosto anziana. Era con suo marito, probabilmente ancor più anziano di lei, e giravano per il centro commerciale con il volantino delle offerte in mano: si guardavano intorno un po’ spaesati, un po’ incuriositi, era evidente che cercassero qualcosa. Vedendomi che li osservavo, la signora ha fatto un balzo verso di me con la faccia gioiosa e piena zeppa di speranza. Menomale c’è qualcuno del centro commerciale, non sapevo più a chi chiedere. Mi sa dire dove i sono i materassi migliori in memory foam? Non sapevo cosa fare. Non volevo mortificarla facendole notare l’errore, né volevo rischiare di farmi licenziare dato che un paio di persone erano entrate con delle buste che io non avevo sigillato.

Purtroppo però non sapevo la risposta, mi sono limitato a indirizzarla al box informazioni all’ingresso dove le hanno detto tutto quel che voleva sapere.

Diario di bordo di una pigra cronica 

Se esistesse un inferno dantesco, il girone degli accidiosi sarebbe il mio. Se c’è una cosa che vorrei cambiare radicalmente della mia persona è la pigrizia, odio essere pigra ma essendo pigra odio dover fare qualcosa per cambiare questa condizione.

Intendiamoci, io riesco a trascorrere intere giornate a non fare assolutamente nulla, a scrollare la home di Facebook o a guardare video su Youtube assolutamente inutili. Il problema è che, pur essendo pigra, ho un senso del dovere abbastanza marcato e so che sembra un ossimoro; se ho qualcosa da fare, un appuntamento per esempio, voglio essere pronta ore prima per essere certa di arrivare in tempo.

Se ho delle consegne da fare, per il mio piccolo eshop online, voglio farle subito per non rischiare di avere intoppi di qualunque tipo che potrebbero portarmi a ritardare. Eppure sono una di quelle pigrone da competizione!

Un tempo non ero così, ero molto più attiva, sempre in movimento e con mille cose per la testa, addirittura facevo dello sport e anche in abbondanza. Ora ho comprato una cyclette ellittica che è diventato il mio secondo guardaroba, dato che la utilizzo per appenderci gli abiti da mettermi o che mi sono appena tolta.

La sera, ogni tanto, la osservo e penso che A) sia stato un immenso dispendio inutile di denaro; B) in realtà sarebbe stato un ottimo investimento per la mia forma fisica, se solo mi fossi mai decisa a utilizzarla.

Esistono interventi chirurgici per cambiare praticamente qualsiasi cosa dell’aspetto fisico, ma per ritoccare la pigrizia non esiste nulla? Che qualcuno inventi un medicinale, una cura, una preghiera, qualsiasi cosa. L’importante è che non richieda un dispendio di energie troppo alto, altrimenti tutti i pigroni come me la ignorerebbero, ovviamente, anziché adottarla.

Scienziati all’ascolto, divinità, maghi o streghe: a nome di tutti i pigri del mondo, inventateci una cura!

Non riuscire a svegliarsi è deleterio

Giro per casa tutto assonnato.
È mattina presto. Ma oggi non ho forze neanche dopo aver dormito.
Sembro uno zombie che fa la spola tra camera e cucina, tra cucina e camera.
Neanche dopo essere andato in cucina ed aver fatto colazione con cappuccino e brioche riesco a rialzarmi, a ritornare in forze.
Sono proprio sgonfio. È una di quelle mattine in cui non hai voglia di fare nulla.
Poi fuori piove pure, ancora (è da stanotte che piove) e di certo così è ancora più dura svegliarsi definitivamente.
Però in qualche modo devo fare. In qualche modo devo ritrovare un poco di energia in me.

Dopo l’ennesima camminata da zombie in giro per casa, vado in camera a prendere i vestiti.
Magari una doccia al volo è quel che ci serve.
Vado tutto ciondolante in bagno e mi faccio una doccia veloce. Se ci avessi messo troppo tempo, sarei arrivato tardi al lavoro.

Niente, non è servita neanche la doccia, sono ancora assonnato.

Finisco di asciugarmi e mi vesto con la lentezza assurda di una lumaca.
Mi lavo i denti.

Non ci credo! Non è possibile! Sto per uscire di casa e ancora ho gli occhi sbarrati, ancora non mi si aprono come dovrebbero, ancora ho sonno e barcollo per casa.

Torno in camera mia per prendere le ultime cose. Le avevo preparate ieri sera in maniera tale che potessi essere pronto subito stamattina. E così sarebbe stato se non mi ritrovassi ora in questa strana situazione.
Mi è già capitato di non riuscire a svegliarmi, ma mai per così tanto tempo.

Mi siedo un attimo sulla sedia della scrivania per stiracchiarmi un poco. Magari scrocchiando un po’ le ossa e portando a termine lo stiracchiamento il fisico capisce che è ora di alzarsi.
Allora procedo. Mi stiro. Faccio un respiro profondo… Niente! Niente di niente.

Vabbè, stamattina va così.
Vado nella camera dove ci sono tutti gli attrezzi di casa e gli elettrodomestici per la cura della casa stessa, del proprio guardaroba e di se stessi. Cìè anche la boccetta del mio buon profumo.

Entro in questa camera e davanti a me, appoggiato sul mobile, in carica, trovo il mio nemico per eccellezza. L’epilatore di mia sorella!
Il ricordo di quando l’ho usato mosso da insana curiosità si fa vivo in me.
Sobbalzo.
Mi desto.
Mi sono svegliato! Stavolta questo attrezzo malefico mi è stato utile.

Ora sono tornato attivo.

E chi la sa spiegare una cosa del genere?

Meglio uscire, o altrimenti faccio tardi.

Ho fatto un brutto sogno

Stanotte ho fatto un sogno di quelli pesanti. Un incubo, più che un sogno.
Me lo ricordo ancora bene.
Non so cosa mi ha frullato in testa, nell’inconscio che determina i sogni.

Mi trovavo praticamente ad osservare un albergo bruciato e distrutto da un grande incendio divampato due o tre giorni prima.
Lo guardavo partendo dall’alto fino al basso, e partendo dal basso fino in cima. Lo guardavo nella sua totale maestosità decadente.
Ero lì con la mia videocamera professionale perché ero deciso ad entrare per documentare la fine della vita dopo un disastro di un luogo che è sempre stato colmo di vita.
Volevo documentare i resti tangibili, segni di vite passate lì dentro.
Fortunatamente l’incendio divampato due o tre giorni fa non ha provocato vittime. Solo qualche intossicato. Ma la gente e il personale sono stati evacuati in fretta e furia, quindi qualche oggetto della loro presenza lo devono aver sicuramente lasciato nelle stanze bruciate.

Nel sogno che ho fatto mi vedo varcare il portone abbattuto. La stranezza del sogno ha voluto che non ci fossero controlli per bloccare ogni tipo di accesso.
Dunque ho acceso la videocamera e sono entrato. La puzza di bruciato e di fumo era ancora forte. Però stranamente si riusciva a respirare.
Mi sono addentrato un po’ nella hall.
Ho cominciato a sentire degli strani rumori e cigolii. Rumori di assestamento probabilmente. O pezzi di strutture che cadono. Non saprei. So solo che ho iniziato un po’ a tremare. Nel sogno tremavo di sicuro.
Ho continuato però a riprendere e ad addentrarmi ancora di più nell’albergo. Nel sogno mi ha contraddistinto un coraggio che nella realtà, forse, non avrei mai avuto. Ma probabilmente nella realtà non mi sarebbe mai venuto in mente di entrare in un albergo abbandonato e bruciato.

Ho proseguito nell’esplorazione della struttura salendo le scale che dalla hall portavano al primo piano.
L’oscurità ha cominciato ad avvolgermi sempre di più.
Il corridoio del primo piano che avevo davanti si estendeva in lunghezza. Le pareti e la moquette bruciata venivano illuminati di tanto in tanto da sfuggenti fari delle automobili che passano sulla strada sottostante.
Ho cominciato a muovere i primi passi lungo il corridoio sempre con la mia videocamera accesa.
Sono entrato sulla prima stanza a destra. Sulla sinistra c’erano solo finestre che davano sul cortile e sulla strada.
Nella prima stanza ho trovato un pettine caduto a terra probabilmente nella concitazione della fuga, vestiti bruciati distesi sul letto e un armadio di legno ancora fumante.
Sono uscito e sono entrato nella stanza successiva. C’era l’anta di un armadio bruciato a terra. Ho aperto poi la porta del bagno. Nessuna testimonianza di presenze umane.
Sono poi ritornato indietro. Ho aperto la porta della stanza per tornare nel corridoio e ho visto qualcosa sfrecciare ai miei piedi.
Mi è preso un colpo!
Mi sono accorto poi che era solo un robot aspirapolvere impazzito, ancora stranamente funzionante.
Poi mi sono svegliato di soprassalto.

Dovrei mangiare di meno a cena.